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CENTRO STUDI "ERIC SAMS" per la ricerca sul Lied tedesco
Direttore Erik Battaglia
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ERIC SAMS: RECENSIONI DI LIBRI
Lectures on the History and art of Music, 1946-63, Da Capo
Il bostoniano Louis C. Elson (1848-1920) scrisse e parlò di musica; nel 1945 la sua vedova lasciò in eredità un fondo per delle conferenze commemorative; questo volume ne seleziona undici. Perle del genere hanno il loro prezzo, e alcune sembrano fin troppo coltivate. Ad esempio in “Alcuni aspetti sociologici della Musica” Jaap Kunst ci dice che il Kodok ngorek gamelan può essere suonato durante una performance di wayang wong – senza spiegarci cosa significhi, e neanche quanti wong ci vogliono perché il rito si compia. In verità, egli sembra spesso disorientato come i suoi lettori, tipo: “per qualche imperscrutabile ragione… il flauto con il buco al centro viene suonato solo dalle donne”. Un vero rompicapo. Sir Jack Westrup in “Musica, il suo Passato e il suo Presente” (nientemeno) afferma che la musica è fatta per il piacere. Ipotizzato per la poesia da Coleridge nel 1817, era un’idea rara; asserito ora riguardo alla musica, suggerisce il marchio d’una ditta in fallimento. Senza dubbio la conferenza era una gradevole, urbana chiacchierata. Ma è il carattere sbagliato per la stampa, che diventa controproducente quasi quanto gli “storici”, i “teorici”, gli “analisti” e affini. “Discrepanze nelle biografie di Haydn” di Anthony van Hoboken ha ugualmente come tema “quanto si sbagliano tutti gli altri”. Ma almeno presenta qualche fatto e qualche argomento (sebbene questi non siano sempre molto avvincenti), e può essere utile per il lettore in generale e per lo studioso di Haydn. In “The Commonwealth of Art” il Professor Curt Sachs proietta una delle sue panoramiche in Cinemascope dell’Arte attraverso I Tempi. Recensisce intere ere così come l’uomo comune recensisce un concerto, approvandone alcune (ad es. la 18a dinastia egizia), biasimandone altre. Mentre si accalcano a un suo richiamo egli le definisce di volta in volta “fredde” (se producono arte non emozionale) o “calde”. Ancora una volta, tutto questo poteva suonare bene in quanto retorica parlata, ma nella fredda stampa appare tanto come aria calda (o fritta). In totale contrasto, ecco un testimone uditivo che parla di vera musica in un dato momento; Egon Wellesz su “Le origini del sistema dodecafonico di Schönberg“è ben informato e si presenta bene, un discorso modello nel suo genere. Gli altri sei pezzi si intrecciano intorno allo stesso quesito, ovvero: cosa significa la musica? “Sul significato della Musica” del Professor Haydon sostiene la visione edonistica secondo cui i valori musicali “hanno a che vedere con gli aspetti piacevoli dell’esperienza come tale”. Per lui la musica rispecchia la vita emotiva; “risuona secondo le sensazioni provate”. Questa era una frase usa e getta nel 1947; dal 1950 è stata promossa a battuta finale del KO, con cui l’azzardo di analisi psicologica del Professor Pratt, “Musica come linguaggio delle emozioni”, termina stendendoci. Nella maggior parte di queste conferenze, che coprono un periodo di circa 20 anni, l’emozione fa sempre la prima mossa, col timone rivolto al piacere. La musica è perlopiù concepita come figlia di Mrs. Skewton e dell’orso Pooh; tutto cuore e piccolo cervello. Se un compositore progetta la sua opera in base ad una formula matematica, ciò non è di alcun interesse per l’ascoltatore, dice Sir Jack Westrup. Se la musica di Bach è buona, non può esserlo per riferimenti a significati estrinsechi, dice il Professor Haydon. Il significato delle parole ha origine nell’intelletto, quello della musica nell’immaginazione; per cui le due sono del tutto diverse, ipotizza il Professor Davison nel suo interessante “Parole e Musica”. Marc Pincherle su “La creazione musicale” è chiaramente poco impressionato dalla nuova musica, che descrive come basata sull’intelligenza e anche sul puro azzardo. Tutti questi giudizi lasciano intendere che i cervelli non hanno chance; i dadi sono truccati contro il caso. Tuttavia, nell’esperienza di ogni giorno il cuore e la mente vivono in armonia. Nel linguaggio ordinario noi diciamo “significa tanto per me”, stipando emozione e senso in un’unica parola macedonia. E questo libro contiene due conferenze rilevanti, che espongono la stessa teoria riguardo alla musica. Il Professor Geiringer parla con amore e intuito sul “Simbolismo nella Musica di Bach”. Mostra come i lavori biblici di Bach contengono il suo “libro dei numeri”; con le note, con le entrate canoniche o con i ritornelli canta quattro per gli evangelisti e dieci per i comandamenti. Questo simbolismo numerico ed altri è presentato come parte integrale del processo creativo, e in nessun modo estraneo al vero significato della musica. In un intervento ugualmente illuminante il Professor Barzum si intrattiene sull’idea dell’arte come un codice decifrabile, e della musica come portatrice di un significato accertabile. Queste teorie combinano, e trasmettono, piacere e senso. Ecco dunque un libro che perlomeno illustra i tre possibili modi del discorso sulla musica. Possiamo dire che ciò che pensiamo siano fatti; questa si chiama musicologia. Possiamo dire cosa di fatto pensiamo; questa si chiama critica. Oppure possiamo chiederci che significhi tutto ciò; questa si chiama estetica. Coloro che trovano appetitoso questo menu conserveranno questo libro come una reliquia perché fa un’eccellente scorta di tutte e tre le cose.
The Musical Times, apr. 1969 (p. 383) © the estate of eric sams (trad. Erik Battaglia)
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