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© Erik Battaglia, 2007

 

 

 

 

 

 

 

ERIC SAMS: RECENSIONI DISCOGRAFICHE

 

 

 

Mozart: Lieder. Dietrich Fischer-Dieskau/Daniel Barenboim (HMV)

 

 

 

Dei 30 Lieder accreditati a Mozart, questo disco contiene k125d-h, 340c, 468, 473, 474, 476, 506, 519, 53, 524, 530 e la cantata 619. Se la parola è il seme del Lied, e il lirismo la sua naturale fioritura, allora gran parte di questo mazzolino sembrerà sterile e artificiale al cultore di Lieder. I loro testi derivano da tutto tranne che da grande poesia; il loro scopo è tutt’altro che l’espressività soggettiva. Così i loro tratti premonitori di Schubert sembrano paranormali, e vengono spesso razionalizzati come pre-eco fluttuanti “nell’aria” (frase di Capell) a quel tempo. Ma forse vi sono validi motivi, non solo effetti sonori, a spiegazione di quelle premonizioni. Esse ricorrono tutte (a mio parere) solo in quella dozzina di Lieder pubblicati a Vienna. E i due regolarmente salutati come schubertiani, Das Veilchen e Abendempfindung furono pubblicati da una casa (e famiglia) di Vienna ben nota a Schubert. Quei Lieder furono sicuramente fecondi. In tal senso Das Veilchen fu realmente il primo fiore del campo, e la sua essenza fu tra le più pervasive.

      Quel preludio-paragrafo al Lied di Mozart preannuncia il prevedibile stile vocale di Dietrich Fischer-Dieskau – una versione classicamente misurata dell’espressività piena di sottili nuance generata da una vita di devozione al Lied romantico. Ma i percorsi misti possono risultare compromettenti. Ai patiti di Schubert, la Violetta sembrerà piuttosto incolore, la Sensazione Serale decisamente fredda; eppure le stesse sfumature interpretative colpiranno il fan di Mozart come ultra-passionali. Nelle scene pastorali convenzionali, è difficile trasmettere lo stile alto, specialmente quando si và di corsa (ad es. An Chloe); e una battuta (in Gesellenlied) qasi inciampa veramente. Il fonema inaudibile è un fenomeno mai sentito in Fischer-Dieskau, e dichiara che egli non è del tutto sul suo terreno di gioco.

      Sentiamo suonare Daniel Barenboim con la sua abituale miscela di delicatezza ed entusiasmo, insaporendo con tocchi personali una parte che al gusto di alcuni potrebbe risultare insipida; mettendo in evidenza la sinistra, variando il tempo di base durante interludi e postludi, e così via. Queste illuminazioni sono illuminanti per lo specialista, che può osservare ad esempio come una frase sussurrata in Geheime Liebe diventi un’affermazione sfrontata nella prima sonata per pianoforte. Nonostante questo, quel Lied e altri due (k125 d-f) furono cancellati dal canone nelle note critiche della Neue-Mozart-Ausgabe, dove vengono attribuiti a Leopold. Forse vi sono nuove prove che giustifichino la loro inclusione qui; altrimenti l’ombrello della dicitura “Mozart Lieder” serve forse a proteggere le teste di tutto il resto della famiglia?

        Anche il rapporto tra cantante e pianista solleva qualche dubbio. Naturalmente entrambi rimangono supremi nella bellezza del suono e nella sensibilità della loro percezione. Proprio per questa ragione, tuttavia, essi sembrano talvolta suggerire l’esecuzione simultanea di una sonata del XVIII secolo con un Lied del XIX; e anche alzando il volume della prima e abbassando quello del secondo non sorprende del tutto che essi abbiano ricevuto un’accoglienza con alti e bassi. Si può dire che la loro presentazione più vivida sia quella meno liederistica, ovvero la cantata Die ihr des unermesslichen Weltalls. Qui un certo Franz Heinrich Ziegenhagen si offre con modestia di agire da Grande Architetto dell’Universo, tutto progetti e prospetti. Il compositore non solo accetta questo testo in buona fede, ma aggiunge al disegno un avvincente argomento musicale. Egli sentiva senza falsa modestia il suo genio creativo, anche al suo livello quotidiano, come un’immagine di ordine divino nell’universo. Qualsiasi sia l’opinione personale di ciascuno, non v’è dubbio che la persuasione artistica nella voce e nel pianoforte rende qui un grande servizio a Mozart.

 

The Musical Times, giu. 1973 (p. 608) © the estate of eric sams

(trad. Erik Battaglia)

 

 

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