CENTRO STUDI "ERIC SAMS"

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[Il passo di Reichardt citato da Sams (Sehnsucht, Goethe): ovviamente non è una modulazione ma un’incursione “napoletana” sulla sopratonica abbassata, ndt]

 

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© Erik Battaglia, 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ERIC SAMS: RECENSIONI DI LIBRI

 

 

 

Poems and Music in the German Lied from Gluck to Wolf, by Jack M.Stein. Harvard University Press/Oxford

 

 

Una famosa studiosa di estetica disse una volta che nella forma Lied la poesia in quanto poesia viene divorata dalla musica e scompare nel Lied stesso. Se è così, il presente studio ci racconta la storia segreta, scritta dal punto di vista della poesia “nella convinzione che questo cambio di direzione fornisca nuove possibili intuizioni”, come può aver detto Giona alla balena. Questa è una tesi già esposta negli atti della “Modern Language Association” (1962). Allora come oggi, Mr.Stein era un Professore di tedesco. Da cui forse il suo credo secondo cui i compositori di Lieder possono ragionevolmente essere comparati a degli studenti di letteratura; “interpretare” la poesia musicata, avere il loro lavoro esaminato e corretto, essere ricompensati con un certo successo – tutto sulla tesi che un’interpretazione di successo di una poesia sia un criterio significativo dell’arte di comporre Lieder.      

    L’introduzione offre le stesse idee già esposte allora, spesso con le stesse parole. Poi seguono capitoli sul problema di combinare poesia e musica; il Lied prima di Schubert; e su Schumann, Brahms e Wolf, oltre che sullo stesso Schubert. Delle 200 pagine totali, circa 45 sono occupate da esempi musicali ammirevolmente presentati. Dalla cattedra di tedesco, il Lied appare in un angolo inusuale. Ecco che il candidato di successo Gluck è altamente lodato per le sue versioni di Klopstock. Anche Beethoven si dimostra promettente; ma i vincitori del trofeo sono Zelter e Reichardt. Tuttavia, un’analisi linguistica del Lied richiede sicuramente più d’una facoltà. Si può dire che la filosofa già citata, Mrs. Susanne K. Langer, aveva demolito già nel 1953 (Feeling and Form, cap. X) l’ipotesi costruita nel 1962. Una consultazione ad uno stadio più iniziale forse sarebbe stata utile. Parimenti, i musicisti di Harvard avrebbero difficilmente passato ad es. la descrizione in Reichardt (p. 38) della stereotipata sopratonica abbassata in Re minore come una “improvvisa modulazione a Mib maggiore”, acclamata poi come “impressionante parallelo” al verso di Mignon “es schwindelt mir” [es. a lato, a cura del traduttore].

       Ma perlomeno questi giudizi ci preparano alla rabbia che sopraggiunge. Sembra che i leader del Lied cerchino l’ideale aura senza voler la laurea. [the leaders of the lied may give us delight but won’t take their DLitt] Tanto per cominciare, essi sprecano troppo tempo su versi che non offrono nemmeno un punto di vista da cui prendere in considerazione il Lied. Il risultato è uno studio sul Lied che liquida (ad es.) Die Winterreise e ignora (ad es.) l’Italienisches Liederbuch. Wilhelm Müller (l’ammirato maestro di Heine) e Paul Heyse (laureato col Premio Nobel) non sono letture consigliate. Questo riduce senza dubbio il libro a proporzioni modeste; ma c’è comunque, in tutti i sensi, un alto prezzo da pagare. Nei quattro sostanziosi capitoli su Schubert, Schumann, Brahms e Wolf vengono menzionati circa 300 Lieder, alcuni molto brevemente, su 1350 possibili;  e solo a circa 100 viene concesso un posto senza riserve. Più precisamente – dei 600 e più di Schubert, meno del 10% si qualifica per gli esami, e solo il 3% li passa. Brahms (200) fa di meglio, con il 25% e il 5%. Vincitori a pari merito sono Schumann (250) e Wolf (300) ciascuno con il 33% e il 10%. La pretesa è che questo tipo di approccio ci possa condurre “molto più vicino ad esperire il Lied del XIX secolo così come lo intendevano i compositori”. Ma in questa indagine sulle stelle del Lied i paraocchi sembrano aver preso il posto del cannocchiale.

      Una osservazione tipica può illustrare bene l’intero libro. Molti credevano che Der Tod und das Mädchen volasse alto nell’empireo del Lied, finché non è stato costretto a terra dalle raffiche del Professor Stein. La poesia, egli sostiene, contiene elementi erotici che Schubert ha mancato di esprimere. Così “il Lied è nei fatti una lettura superficiale, mono-dimensionale di una poesia che comunica vari livelli semantici simultaneamente”. Questo richiama la stessa manciata di domande del 1962. Le poesie hanno veramente concetti identificabili di questo tipo? Può la musica non solo esprimere ma comunicare significati ad ogni livello, o su più livelli? Ammettiamo pure questi presupposti. Ecco che Schubert vien messo sotto accusa perché ha mancato di interpretare correttamente la poesia, cioè: indecentemente. A difesa si potrebbe dire che Schubert, tra tutti, non ha mai tralasciato niente di erotico: Mi immagino che egli avrà spesso desiderato d’averlo fatto, povero ragazzo. Egli era virtualmente una zona erogena in tutta la sua persona, e anche torrida come tale. La sua musica assorbiva naturalmente la minima traccia di sensualità di una poesia. E se il Professor Stein si fosse spinto a studiare i Lieder su poesie di Müller, o Rellstab, o Seidl, un esempio ovvio gli sarebbe balzato istantaneamente e con voluttà in mente: ovvero la felice spirale di tensione da Re minore e Re maggiore in Gute Nacht, Ständchen o Sehnsucht quando la musica si volge a pensieri di donne e di notte e di sonno. Forse possiamo desumere dallo stesso andamento tonale di Der Tod und das Mädchen che la confortevole morte è essa stessa innamorata a metà. [“Half in love with easeful Death”, un famoso verso di Keats, ndt] E. se è così, di chi è dunque la lettura superficiale? Non di Schubert.

         Mi sembra che molte altre critiche di questo tipo si possano spiegare con un malinteso, ma non del compositore rispetto alla poesia. Un’altra replica all’accusa di un’interpretazione indifferente, ad es. in tutte le versioni di Heine da parte di Schubert e nella maggior parte di quelle di Schumann, potrebbe essere che la musica non ha un chiaro equivalente per l’ironia. In tal caso, dobbiamo o accontentarci dei sentimenti forti di Heine (l’inevitabile retro della medaglia) o niente; e in quasi tutte le 35 malintese interpretazioni proposte, la musica mi sembra così superiore alla poesia che anche nei termini del Professor Stein stesso si può difficilmente sollevare alcuna critica. In ogni caso, credo ci sia un’obiezione ancora più basilare alla prassi di dividere il Lied in una piccola minoranza da valutare e lodare in termini di poesia scelta e di una vasta maggioranza in cui ciò non è possibile. Va da sé che così non si discute il Lied come tale, ma una atipica e arbitraria sottocategoria.

         Ed è un gran peccato; perché in aspetti sussidiari il lavoro è fatto in modo eccellente. In particolare la bibliografia e l’apparato generale si pongono su alti standard. Se solo i testi dei Lieder fossero stati considerati semplicemente come parole, cosa che chiaramente sono, e non come letteratura, cosa che altrettanto chiaramente non sono, avremmo avuto un considerevole risultato critico. Così com’è il nuovo punto di vista mi sembra più un angolo cieco; che rende muto il Lied. [not merely misleading but lied-missing, ndt]

 

The Musical Times, febb. 1973 (p. 146-147) © the estate of eric sams

(trad. Erik Battaglia)

 

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