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© Erik Battaglia, 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ERIC SAMS: BOOK REVIEWS

 

 

Conversations with Klemperer, compiled and edited by Peter Heyworth, Gollancz

 

Questo piccolo libro offre 5 pagine di introduzione, 6 di indice, 12 di illustrazioni (perlopiù fotografie), 17 di discografia e 78 di testo sostanziale, per metà autobiografico, per metà di commenti su musica e musicisti (soprattutto Mahler, Strauss e Schönberg). Il testo è un collage di due interviste di Peter Heyworth (una in inglese, una in tedesco) già usate per programmi radio (in Canada e in Germania Ovest) nel 1970, più del materiale non specificato da interviste altrui.

     Il formato proposto è un eccellente prodotto editoriale (sebbene il prezzo mi sembri piuttosto superiore al dovuto). Ma ancora ricorda troppo un testo per la radio o la TV, un talk-show che aspira al grado di documentario, consono sia alla tavola dei professori sia al banco del caffè. Così anche le osservazioni più banali hanno il loro bell’apparato esplicativo. Veniamo così a sapere dal testo, dalle note e dall’indice che Felix Weingartner (1863-1942) odiava Gustav Mahler (1860-1911), il quale una volta parlò in toni maligni di Hugo Wolf (1860-1903). Questa ricerca di significati aggiunti culmina, in una tavola fuori testo, nel solenne sfoggio di un cosiddetto Epilogo, in cui Ecclesiaste il predicatore fornisce un cupo sermone (i, 14-18) che sebbene sia solo marginalmente rilevante è testualmente edificante.

    Pur con questi scopi così elevati, la portata è limitata: forse perché i pezzi originali erano stati caricati pensando alla radio come bersaglio. In quel contesto le domande erano senza dubbio acute e persuasive. Sulla pagina stampata sembrano eccessivamente invadenti. Nonostante il titolo, non vedo come si possa parlare di “conversazioni”. Interrogazione sarebbe più vicino alla realtà, ma talvolta si rasenta il contro-interrogatorio.

           

heyworth: Ma il motivo che sta dietro la sua conversione [al cattolicesimo]

                   è la convinzione religiosa e intellettuale?

klemperer: (dopo una lunga pausa) Si.

 

Altri passaggi tentano una parodia del dialogo socratico:

 

            heyworth: Ma non si potrebbe dire che ci sia un elemento sinfonico, anche se non nel preciso significato

                              delle parole, nelle opere tarde [di Wagner], senza il quale egli non avrebbe potuto

                              far fronte alle dimensioni del Ring?

            klemperer: Si, naturalmente. Si può dire. È vero anche questo.

 

Ma in generale le interviste avevano il fine di strappare delle informazioni. Troppe domande richiedono solo una breve risposta oggettiva; il che rende le lunghe e dettagliate risposte singolarmente tortuose e artificiose. Senza dubbio è il risultato del lavoro editoriale; ma ciò sembra un po’ ingiusto nei confronti del responsabile. Così v’è tutta una parte andata dichiaratamente persa nel “correggere” l’inglese di Klemperer, o nel tradurre non adeguatamente il suo tedesco molto personale.

      A tale proposito Klemperer avrà risposto (in tutti i sensi) piuttosto bene. Nelle pause, e tra le righe (o alcune di esse), intravediamo il grande uomo. Il suo temperamento ciclico, che alterna euforia a depressione, toccherà molte corde consonanti tra i musicisti. Così anche il suo evidente affetto e la sua ammirazione per il filosofo marxista Ernst Bloch. Sono degni di nota anche gli altri “mi piace, non mi piace”, soprattutto quelli che sono annunciati come dati di fatto; i lavori del tardo Strauss sono “privi d’importanza”, l’Atto 4 de Les Huguenots è “incomparabile”, e così via. Notevole è soprattutto la tranquilla tolleranza di uno che “fu obbligato a scappare dalla sua terra nativa”. Pfitzner “non era antisemita”; e, se Strauss lo era, ”non bisogna arrabbiarsi”. Ciò che il Maestro trova veramente imperdonabile, a giudicare da questo libro, è fare inaccettabili arrangiamenti orchestrali, siano essi quelli di Strauss dei suoi stessi valzer (p. 43), di Deryck Cooke della Decima di Mahler (p. 35)  di Walter Legge per la Philarmonia (p. 83).

      Naturalmente, il materiale autobiografico sarà di grande valore e interesse per ogni fan di Klemperer che non ne abbia già familiarità; e così molti commenti sui compositori, che il curatore s’è preso molta briga a estorcere. Ma dubito che il lettore informato troverà qui alcuna rivelazione, sia sul maestro stesso sia su altri musicisti. A tale proposito, chi ha mai sentito parlare di un direttore illuminante? Portare terra terra lampi di ispirazione sarà il suo forte. Ma interpretare la musica con i suoni è a mondi di distanza dall’interpretare musicisti con le parole. E il Dr. Klemperer tra tutti i direttori, come ci spiega questo libro, è “un uomo di poche parole”, “non è uno scrittore”, “tra gli uomini il meno incline alle lettere”, e così via. Eppure qui egli è autore di parole, mentre Mr. Heyworth dirige l’intervista. Penso che il contrario avrebbe migliorato la conversazione.

 

The Musical Times, lug. 1973 (p. 700-701) © the estate of eric sams

(trad. Erik Battaglia)

 

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